“L’altro Segreto” intervista al regista del cortometraggio Giuseppe Bennica

Inizia ad appassionarsi al video all’età di dodici anni, iniziò da allora a prendere confidenza con le telecamere, ma quel che più conta con centraline di montaggio e mixer dove inizia a coltivare la passione per la regia televisiva e cinematografica. Giuseppe Bennica è oggi diventato uno dei più affermati registi e fotografi del panorama artistico italiano. Eclettico siciliano, fotografo sublime e mago del montaggio, ma allo stesso tempo estroverso presentatore.
Noi della redazione siamo andati a trovarlo nello studio di Tivissima, a Favara, e abbiamo avuto una conversazione sul cortometraggio che ha riguardato gli Archi di Pasqua e ha anche visto all’opera due protagonisti sambiagesi.

Vi proponiamo degli stralci dell’intervista…

Una breve riflessione sulla sua vita, chi è Giuseppe Bennica?

Tutte le mie passioni, forse sfociano, nell’amore per la cinematografia, fin da quando nel 1987, appena diplomato, provo ad iscrivermi al Centro Sperimentale di Cinematografia, ma le iscrizioni si effettuavano, allora, ogni biennio, ed io becco l’anno sbagliato, e non solo, servono notevoli risorse economiche per poter seguire i corsi e poter vivere nella Capitale. Così dopo l’iscrizione alla Facoltà di Architettura di Palermo e alcune collaborazioni come regista televisivo, direttore della fotografia in spot pubblicitari e in cortometraggi, scrivo su un piccolo block notes, il soggetto de “L’ALTRO SEGRETO”, in breve tempo lo sviluppo, ne scrivo la sceneggiatura e decido, malgrado notevoli difficoltà, di girarlo.

Ci racconti l’evoluzione de “L’Altro Segreto”

Dopo un breve lavoro di casting, troviamo i due attori protagonisti, Marco Spina e Domenico Baccarella che si appassionano alla storia e ne sentono la responsabilità nell’essere partecipi a raccontarla. Inizia il primo ciak.
“Io e Biagio abbiamo due segreti, uno e’ che facciamo i fucili con le canne e l’altro…” Quale sia l’altro segreto nel film non verra’ mai detto, si scoprirà solamente alla fine. Siamo nel 1978 e la tranquilla realta’ di San Biagio Platani un paese di collina dell’agrigentino, viene interrotta da uno straordinario evento. La storia del film è raccontata attraverso gli occhi di due ragazzini che appartengono alle due confraternite rivali del paese, i Signurara e i Madunnara. Biagio e Carmelo crescono insieme fra l’amore dell’uno per Rita, una ragazza molto più grande di lui, e i fucili di canna costruiti dall’altro. Nei giorni che precedono la Pasqua di quell’anno, pero’, si avventurano pericolosamente nelle campagne e nei segreti dei magazzini, per scoprire cosa sta stranamente accadendo in paese. Il film, ambientato a San Biagio Platani, e’ un forte documento della passione e dell’amore del paese, per una tradizione che da sempre li accompagna. E’ dedicato a tutti coloro che sono e sono stati Arcari, perchè loro l’hanno ispirato, ed esprime, nella sua poesia cinematografica, come l’amicizia, nel tempo,possa prevalere anche sulle rivalità più radicate.”

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